mamikazen

"Mora che vive in pianto, e viva solo a cui diletta il canto"
lunedì, 30 giugno 2008

Alcune Cose.

1) L'abito nero con le roselline rosso geranio mi fa sentire bella.

2) La mitica rumena che fa le piadine buonissime mi ha fatto cinquanta centesimi di sconto anche se le ho confessato di avere una babysitter italiana.

3) Lavorare in un ufficio/museo/laboratorio di sole donne mi sta uccidendo, il mio guardaroba mattutino s'è ridotto a birkenstock, calzoni al ginocchio e magliette di tezenis.

4) Oggi sono andata alle prove di canto anche se si provavano cose che so da un sacco di tempo. Naturalmente, ho scoperto che ci sono errori che faccio da un sacco di tempo. Ma mi sono divertita tanto lo stesso.
E' bello sentire Ad che ripete sempre le stesse cose, con la stessa voce. Avete presente le oche di Lorenz? Ecco, evidentemente io sono quella con le penne e le piume.

Lorenz02
postato da: mamikazen alle ore 23:19 | link | commenti (7) | commenti (7)
categorie: musica, diario, lavoro, personalitĂ  borderline, filarmonitudine
domenica, 29 giugno 2008

"I hate mondays."

Tenere in equilibrio
la mamma, la lavoratrice, l'antibiotico col cortisone, la fatica, la paura, la stanchezza, gli ormoni, il caldo, le manìe, le smanie, le paturnie, i difetti...
...quasi quasi.
mercoledì, 25 giugno 2008

Rubella.

Che è una parola che non si usa più.

Però sta in una delle mie opere preferite in assoluto, in un punto allegro e festoso e sensuale e sottilmente malinconico (come tutta l'opera del resto), che è la barcarola cantata dal quell'impagabile imbroglione del dottore Dulcamara e dalla bella Adina, ma siccome su youtube non l'ho trovata vi propino due  versioni di un altro brano che adoro (e cosa tagliare? Come in Traviata, che taglio? Beh, lì mi piacerebbe tagliare la parte di Germont padre, ma per motivi morali, non musicali).

Ecco qua la versione di Juan Diego, e quella di Cesare Valletti, e per quanto mi riguarda sull'argomento non avrei più nulla da dire.

E "rubella" m'è tornato in mente scrivendo a RottamieViolini e Lepassanti, quindi la colpa è loro, e forse anche un poco dell'astinenza da prove e del catarro.
Comunque quest'opera l'ho imparata veramente secoli fa, ricordo che andavo ululando a squarciagola "Bel confòrto al miètitòòòòòòòòrèèèèèèèèè..." ballonzolando sul ciao in salita per tornare a casa, quand'ero ancora signorina. E alla prima prova d'insieme ero stata l'unica ad attaccare il coro iniziale, tanto che Ad era spuntato dal cono d'ombra nel quale si acquatta di solito quando dirige qualcun altro e mi aveva detto "Brava!" (evento di rarità paragonabile al passaggio della cometa di Halley).

p.s.: che bello, R&V ha pubblicato i miei versi! No, non quelli che emetto in questi giorni per l'asma, quelli della tenzone poetica tra la bruna e la bionda bellezza... insomma, andate a vedere.
postato da: mamikazen alle ore 15:42 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: musica, amore, ricordi, diario, passione, personalitĂ  borderline, filarmonitudine
martedì, 24 giugno 2008

Secret diary of a demented housewife.

Tre giorni a casa dal lavoro con certificato medico.
Marlowe mi ha persino proibito di andare alle prove di canto ("per la tua salute", mi ha detto. E che dire del mio fragile equilibrio psichico che si regge sulle due sgallinate settimanali, e giovedì sera lavoro?).

Per fortuna avevo tra le mani questo libro strepitoso, "Secret diary of a demented housewife" di Niamh Greene. Se conoscete l'inglese, perché non credo sia stato ancora tradotto (è pubblicato dalla Penguin). Se avete figli, ma anche se non ne avete né prevedete di averne, l'importante è che abbiate senso dell'umorismo (e dell'assurdo). Se ogni tanto indulgete al junk-food. Se vi piacciono le storie d'amore (di ogni tipo). Se siete imperfette/i perennemente in affanno lungo la spinosissima via della perfezione, è il libro che fa per voi.

"...so had loud heart-to-heart with Jack about how to treat women and keep romance alive. Am sure he understood - he's so advanced for eighteen months. He really listened intently, grunting with sympathy. At least, I thought that was what it was until I got the waft of fresh poo coming from his nappy."

Imperdibile.
postato da: mamikazen alle ore 22:34 | link | commenti (7) | commenti (7)
categorie: bambini, diario, famiglia, politicamente scorretto
lunedì, 23 giugno 2008

Di te.

Sotto il tramonto
malinconia
come caligine estiva.


p.s.; se volete godere e tifare andate a leggervi il Contrasto in atto tra RottamieViolini e Lepassanti.
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categorie: pensieri, amore, sogni, camminare
venerdì, 20 giugno 2008

Breve storia di due tamburelli.

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C'era una volta un tamburello.
Non era un bel tamburello, di quelli scuri, lucidi, con le doppie file di piattini; era un cerchietto di legno chiaro con un solo giro di sonagli e nemmeno i buchi per metterci le dita.
La proprietaria l'aveva comprato per fare casino con gli amici ai campeggi e in chiesa, durante la Messa di Natale. D'abitudine il tamburello se ne stava rintanato nell'angolo di un divanetto nella stanza della sua padrona, tra l'orsetto Orsetto e il cuscino con la foto degli Spandau Ballet.
Poi la proprietaria del tamburello cominciò a frequentare un coro e a imparare cori d'opera.
I cori d'opera, sia detto per inciso, son delle cose strane: apparentemente lontani anni luce da qualsiasi aggancio con la vita reale - parlano di streghe, menestrelli scambiati con duchi nella culla, gitani e sigaraie, odontalgici mirabili elisir - alla fine vien fuori sempre che parlano di te.
Sarà per via della musica, immagino.
Ebbene un giorno il direttore del coro s'interruppe durante una prova, si girò verso le coriste e chiese: "Per caso, una di voi ha un tamburello?". La proprietaria del tamburello in questione timidamente alzò la mano. "Bene", disse il direttore, "la prossima volta portalo."
Per il tamburello iniziò allora una vita molto brillante. Divenne l'ospite d'onore nientepopodimeno che della Traviata, nei due cori "Noi siamo zingarelle" e "Di Madride noi siam mattadori", riscuotendo infallibilmente uno strepitoso successo di pubblico e critica. Erano cori effervescenti, parlavano di feste, corteggiamenti, infedeltà, gelosie; ma il tamburello era la vera star, la chiave di volta, in grado di resuscitare anche il pubblico più addormentato strappando fragorosi applausi. Certo non era facile andare dietro al direttore, che a volte nell'ultima parte del coro dei mattadori prendeva l'abbrivio e costringeva il povero tamburello - nato per far casino alle feste, come s'è detto, non aveva mai fatto del tutto l'abitudine alla solennità dei concerti - a qualche rincorsa un po' zoppicante. Comunque il tamburello di legno per anni si godette città, teatri, chiese, cene e rassegne con inalterabile spavalderia. "Hai portato il tamburello?" era diventato il refrain consueto. "Certo che l'ho portato", era la risposta orgogliosa e fiera.
Finché accadde l'irreparabile.
Il coro partì per una tournée tra Francia e Belgio. Giunti in quel di Strasburgo, il direttore rivolse la solita, fatidica domanda: "Hai portato il tamburello?", e la padrona sbiancò. Perché quella volta tra valigie, cambi, scarpe e sogni se l'era proprio dimenticato, il tamburello. Il direttore cominciò a saltellare e a dire cose pessime tra i denti, ma la padrona era già svanita. Si era precipitata alla ricerca di un negozio di musica, e chiedeva affranta ad ogni passante "Scusi, dove posso comprare un tamburello?" facendo con le mani il gesto di suonare, guardata con sospetto dai francesi e sbeffeggiata dalle compagne.
Alla fine, in un bellissimo negozio di musica nel centro di Strasburgo, lo vide.
Un cembalo a forma di mezzaluna, con le doppie file di piattini, nero lucido e splendente. Veramente le amiche volevano che lo comprasse rosso, ma la padrona fu inflessibile: nero come le divise del coro, nero come la musica, nero come la notte.
E nero fu.
Il tamburello di legno chiaro si godette una meritata pensione e tornò a fare casino in chiesa e alle feste, mentre il cembalo nero dominava i palcoscenici e incantava le folle. Una volta ebbe addirittura una parte nella Misa Criolla.
Poi però la padrona del tamburello inciampò in una serie di sfortunati e fortunatissimi eventi. Tra quelli fortunatissimi, ad esempio, la nascita di due figli. Per due, tre anni, quindi, decise di rallentare l'attività corale. Il cembalo finì in un angolino della stanza da letto, dietro un cassettone, a riempirsi di polvere. I due briganti appena nati tentarono di impadronirsene, ma il bel tamburello nero dal suono potente era troppo grande per le loro manine. Preferirono ripiegare sulle maracas di plastica a forma di pomodoro.
Quando la padrona tornò al coro, c'era un nuovo tamburellista. Nientepopodimeno che Vlad il vicedirettore, musicista giovanissimo ma di grande talento e passione, e sopratutto re dell'aplomb: per quanto Ad potesse accelerare, rallentare, fingere soste per poi tentare rapidissime fughe, il tenace Vlad non sbagliava un colpo. Lui sì, che era davvero adatto. Ma il tamburello no: un affarino di legno sbiadito, con una misera fila di piattini.
La padrona ha quindi deciso che è ora che il suo tamburello venga tramandato. Un cembalo così bello, così nero, e soprattutto così carico di bei ricordi non può restare a prendere la polvere dietro a un cassettone. Vlad è già stato avvertito, avrà il tamburello. E per quanto abbia brontolato che non ha i buchi per le dita, che non è maneggevole, che lui quel coso non lo suona, Mamikazen è sicura che perlomeno ci proverà, perché tra le sue innumerevoli doti Vlad ha anche quella di essere un inguaribile romantico.
Se volete sapere come va a finire la storia dei tamburelli passate di qui, la sera dell'undici luglio.
postato da: mamikazen alle ore 22:49 | link | commenti (13) | commenti (13)
categorie: musica, ricordi, diario, amicizia, passione, filarmonitudine
mercoledì, 18 giugno 2008

Ontologia balneare.

La pelle può dimenticare come si produce la melanina? mi chiedo, osservando le mie gambe color alabastro stese sul bagnasciuga.

Quale nome scientifico avrà mai la fobìa delle alghe? mi chiedo, osservando Rodolfo Valentino che corre in circolo strillando istericamente perché gli s'è incastrata un'alga nella nave di plastica.

Quanta sabbia riesce a ingurgitare un bimbo di sedici mesi, prima di vomitare? mi chiedo, osservando Guanciabella addentare una tartina di sabbia e moccio sotto gli sguardi indignati di un gruppetto di nonni (non suoi).

Perché improvvisamente mi fuggono le tette dal costume? mi chiedo, osservando l'orlo di un capezzolo color caffelatte che sbuca da una coppa del bikini.
postato da: mamikazen alle ore 21:31 | link | commenti (10) | commenti (10)
categorie: bambini, diario, famiglia, personalitĂ  borderline
martedì, 17 giugno 2008

Ah, vous pouvez sans crainte ici braver le Comte Ory.

Ho fatto anche la doccia mi sento tutta fresca con la brezzolina che s'intrufola sotto la gonna e accarezza le gambe bianche, mentre chiamo mia mamma per sapere come sta papà mi arriva forte e distinto il suono del piano: è Vlad che esegue un trionfale arrangiamento di "Giovinezza, giovinezza" per intrattenere i coristi in arrivo.

"Mamikazen, oddio, che hai fatto ai capelli? Sono viola..."
"Ci ho sfregato su una melanzana. O ci ho spremuto una prugna, fai tu."

L'ultima sedia in fondo alla seconda fila è libera. Adoro l'ultima sedia in fondo alla seconda fila, è un rifugio caldo e comodo, posso spostarmi come mi pare per inquadrare bene il direttore, posso allargare i gomiti e piantare i piedi e battere il tempo coi tacchi, sento bene i soprani i bassi i contralti i tenori, vedo tutti ma laggiù, nel mio buco, nessuno mi vede. C'è un posto vuoto al centro, in prima fila, vicino alle sorelle, ma oggi solo per oggi mi va di cantare dove dico io.

"Mamika, vieni davanti con noi."
"Oggi sto qui. Se Ad non mi becca, sto qui."

Arriva Ad. Mi guarda? Non mi guarda. M'ha vista? Forse sì. Mi devo spostare? Naaaaaaaaah, ha già tirato fuori Puccini. Bello Puccini, cominciare con Puccini, anche se è stato davvero scortese da parte sua scrivere l'intera parte dei contralti intorno alla nota del passaggio di registro, sul fa, che con la tosse che mi squassa sembro una gallina che saltella: mi - sol, coccodè! mi - sol, coccodè! E poi finalmente Ad indossa una camicia addica, con inquietanti righine diagonali che convergono verso i bottoni, in netto contrasto con l'abbronzatura da ortolano.

"Prendete Tosca e L'elisir d'amore."

Elisììììììììììr, oddio quant'è che non canto l'Elisir, ah che godimento, "ùno scùdo vèramènte più brav'uòm non sì può dàr, non si può dààààààr... non si può dàààààààààààr..."

"Allora, cercate di cantare tutti più piano, SOPRATTUTTO QUELLI CHE LA SANNO GIA', in modo che quelli che non la sanno riescano ad impararla."

Uffa, va bene. canto più piano. Che si fa adesso? Mozart? "Hostias et preces tibi Domine...". Mi viene in mente quella volta che Rossini a Vienna mentre discorreva con Salieri che si lamentava con lui di non so cosa riguardo a non so quale collega compositore buttò lì la frecciatina: "Eh, caro mio, avrà avuto paura che tu l'avvelenassi come hai fatto col povero Mozart!", e Salieri giù a sacramentare, che il sospetto di quella morte celebre gli pesò sul gobbo per la vita...

"Adesso Brahms."

Cazzo, non ce la faccio più, la tosse mi ha scardinato le costole. E va bene, Johannes, a noi due, io non cedo, piuttosto, puttosto... respiro, nota alta, respiro, nota alta... oddio, mi gira la testa, non ci vedo! Niente panico, aggrappiamoci allo schienale di quella di fronte, che bello essere in seconda fila, se ero in prima finivo lunga per terra. Perché mi guardi storto? va bene, ho saltato un attacco, ho respirato un poco, sennò muoio, cosa devo, morire? Eh? Eh? La prossima volta portare della grappa, un po' di moretta, due bottiglie di bombardino, se si voglion tenere questi ritmi, please.

"Bene. Ci vediamo giovedì."

Seeeeeeeeeh.

E il Conte Ory, cosa c'entra?
C'entra, c'entra.
lunedì, 16 giugno 2008

Trips.

Per rispondere a RottamieViolini:
Sì, forse sono un po' in trip mammesco, sarà una passata di ormoni.
Sì, sono anche in trip "orlodelladepressione" come immagino molti altri metereopatici, viste le condizioni del tempo...
Sappiate comunque che sono anche in trip Bràhmsico, Mozartìnico e Puccinellèsco e se volete scoprire il come, il dove, il quando (sul chi e sul perché credo di essermi dilungata abbastanza...), venite siòri e siòre a vedere la streppitosa locandina filarmonica nel fantasmagorico sito filarmonico!
postato da: mamikazen alle ore 18:09 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: musica, diario, amicizia, filarmonitudine
domenica, 15 giugno 2008

Fiesta.

Il cielo cupo tuona e minaccia un diluvio universale. Il vento gelato taglia le facce.
Girato l'incrocio della via dominata dai resti diroccati delle mura romane, già si odono le grida.
Varcati i cancelli, lo spettacolo è impressionante: il cerchio degli anziani è un muro umano impenetrabile, famelicamente attento e armato di attrezzatura audio-video digitale. Al centro del cerchio, i più piccoli della tribù sono in balìa delle sciamane che li guidano in canti dai ritmi ossessivi, li spingono a gesti e passi reiterati, li coronano coi copricapi rituali.
Il piccolo Rodolfo Valentino recalcitra al rito di passaggio. Si aggrappa al passeggino, piange. "Mamma, non voglio scendere! Non voglio che mi vedano!" urla, sordo al richiamo del branco. Mamma e papà blandiscono, minacciano, spiegano, ma alla fine è la logica a vincere: "Amore, questa è una festa. Alle feste non si piange. Andiamo via?" - "No..." - "Allora smetti di piangere." - "Va bene, mamma." (Sì, mi odio per questo).
L'ho preso in braccio ancora singhiozzante e ci siamo fatti largo oltre il cerchio degli anziani, abbiamo ricevuto i doni propiziatori di fine anno scolastico, poi Rodolfo ha posato i piedi per terra, ha annusato i suoi compagni di sempre e dopo una frazione di secondo non c'era più, inghiottito dal vortice di gambette testoline abitini e minuscoli jeans.
Poi c'è stato l'assalto alle pizze, la catasta allo scivolo, l'intervento dell'assessore, le corse, gli spintoni, i giochi a perdifiato, mentre il cielo cambiava idea rapido quanto il crescere dei nostri figli e l'aria diventava sempre più implacabilmente gelida.
Alle feste dell'asilo mi sento sempre fatalmente poco adatta.
postato da: mamikazen alle ore 23:05 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: bambini, diario, famiglia, politicamente scorretto, personalitĂ  borderline, allegri brufoli

Chi sono

Blogger: mamikazen
Un'azdora folle e sconclusionata, una mamma piezz'e core, una moglie un filino impegnativa, una lavoratrice (inde)fessa, una corista against all odds, una parlatrice a vanvera. Drop in and get lost.

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