Non so cosa mi sia successo, ma mi sento così.
Sarà il virus.
Sarà che son passata da tempo determinato a indeterminato senza neanche accorgermene, una firma e via, a preparare un laboratorio per quaranta persone, dove devo firmare? Veloce, che devo andare a comprare tre risme di carta salmone. Sarà che non festeggio nemmeno, perché siamo in periodo di magra.
Sarà che questa settimana arriva la babysitter nuova, e a me vengono regolarmente tutte le parturnie e i pensieri da mamma, dalle inesistenti difficoltà di adattamento dei piccoli alle fantascientifiche prospettive delle babysitter-killer dei film americani.
Sarà il tempo instabile.
Sarà la riapertura dei musei.
Questo pomeriggio durante una pennica post-virale ho persino sognato che facevo pianobar con Beerbohm, che il mio subconscio deve proprio essere alla frutta per tentare di tirarmi su in questo modo. Povero Beer, lui che pare suoni così bene, musicalmente coinvolto nei fumi depressivi di una (orrore!) trentasettenne madre di famiglia.
Che è da un po', da prima del virus, intendo, che mi sembra mi venga tutto male, il lavoro, la mammitudine, la casalinghitudine, la seduzione, il canto, mi sento particolarmente negata a 360°.
Però scommetto che se riesco a sopravvivere a questa settimana di riapertura dei musei, di cambio babysitter, di debolezza dell'anticiclone, e riesco ad arrivare a sabato e all'inizio della tournée del Filarmonico, e mi metto i tacchi e il vestito lungo e canto forte anche quando dovrei cantare un po' più piano, scommetto che, poi, mi sento meglio.
Un'azdora folle e sconclusionata, una mamma piezz'e core, una moglie un filino impegnativa, una lavoratrice (inde)fessa, una corista against all odds, una parlatrice a vanvera.
Drop in and get lost.