"Ciao, carissima cognata-in-panne, come stai tesoro?"
"Meglio, grazie, la bronchite va meglio e la febbre sta calando. Il dottore sospetta che sia suina, ma potrebbe anche essere influenza normale, tanto il tampone non te lo fanno, comunque sta andando via."
"Già, e quindi che ti frega di saperlo?"
"A me niente, ma sai che mi è successo al lavoro l'altro giorno?" (la cognata-in-panne lavora in un asilo, N.d.R.)
"Arrivo che ero già un po' bagiotta, avevo un po' di febbre, poca, ma mi sono detta vado lo stesso, magari torno prima. Senonché una mia collega ha cominciato a urlarmi contro."
"EH?"
"Mi urlava: 'sei pazza! io ti denuncio! o te ne vai tu o me ne vado io!'"
"Ma scusa, tu che facevi, vomitavi sangue, avevi dei bubboni purulenti, sputavi in faccia alle colleghe, leccavi i bambini?"
"No, ero sono un po' bagiotta. Lei a continuato a urlare, poi ha preso e se n'è andata. E' andata a prendere il figlio a scuola ed è tornata a casa, facendo finta che il figlio stava male."
"Beh, a questo punto potresti denunciarla tu."
"Poi hanno attaccato due colleghe giovani, appena arrivate, a dire a me che sono vent'anni che faccio questo lavoro 'forse però ha ragione, se poi sei contagiosa? sei sicura di poter restare? adesso chiamiamo il dirigente'."
"E tu?"
"Gli ho fatto un gran lavata di capo, urlando. Poi però ero davvero stanca e son venuta a casa."
Ragazzi, della Suina ci ho capito molto poco, ma son sicura che qualche focolaio di Mucca Pazza in giro dev'esserci ancora.
I fell silent
and helped myself
with another spoonful
of sugar
the pillow called
I didn't answer
the sky went askew
I mended
the shameful scar
and prayed
absentmindedly.
Otto contralti otto, su venti che noi ne siamo, sopravvissute alla trasferta di domenica, alla tonsillite purulenta, alla H1N1 e alla tosse convulsa, stanno facendo le prove nel solito amatissimo, squallido scantinato di Via Confa.
Essendo solo in otto, si sentono l'obbligo morale di fare casino anche per quelle che non ci sono, col risultato che il volume del gallinaio raggiunge picchi mai uditi.
Ad al pianoforte ci fa ripassare il medley di West Side Story, i pezzi che sappiamo già. Poi passa a un pezzo nuovo.
"Ecco, questa è la melodia, adesso sarebbe bello sapere cosa dicono le parole."
"Eh già... ma non c'è la Buccia..."
La Buccia è la traduttrice ufficiale dall'inglese, ha anche un'ottima pronuncia, probabilmente adiuvata dal periodico consumo di birra british in terra british coi suoi amici british. Ma la Buccia, appunto, oggi non c'è, ha la febbre, dice lei.
"Mamikazen, traduci tu." Mapporc... Buccia, questa me la paghi.
"Ehm... allora... più o meno... fa' delle nostre mani una sola mano, fa' che i nostri cuori siano un unico cuore... ehm... fa' che i nostri voti diventino un unico... ultimo voto... solo la morte ci potrà separare. Insomma, più o meno."
" E poi?" Mapperlamis... Bucciaaaaaaaaaaa!
"Uff... ehm... fa' delle nostre vite un'unica vita, giorno dopo giorno, una vita, inizia adesso, adesso noi cominciamo, una mano, un cuore, neppure la morte potrà mai separarci, adesso." Sono viola a pallini blù, la Manu di fianco a me se la ride alla grande. Sia stramaledetto Stephen Sondheim e tutti gli stramaledetti parolieri di stramaledette canzoni d'amore.
"Bene. adesso passiamo a 'Maria'." Bene.
"Mamikazen traduci." Nooooooooooooooooo! Bucciaaaaaaaaaaaaaaaaa
"Ehm-hm. Maria, il più bel suono che ho mai ascoltato... Maria... Maria... tutti i bei suoni del mondo in un'unica parola... ho appena incontrato una ragazza di nome Maria, e all'improvviso quel nome non sarà più lo stesso per me... Maria... ho appena... ehm... baciato una ragazza che si chiama Maria... e all'improvviso ho scoperto quanto possa essere meraviglioso un suono... Maria... dillo forte, ed ecco la musica che suona... dillo dolcemente, ed è quasi come pregare... non smetterò mai di dire 'Maria'... il più bel suono che abbia mai udito."
"Bene."
"Ok. Ehm... più o meno."
Buccia, martedì prossimo vieni con la scorta, te lo dico da amica.
Noi Mamikazen si cazzeggia a lavorare, e intanto c'è chi porta a termine il duro lavoro, quello vero, sulla trasferta del coro... San Ginesio number two, dunque, ma con un titolo moooooolto più poetico (anche se a un certo punto si parla di gelati nel culo), la trovate qui dalla Ballerina.
"Ballerina, ti ho tenuto il posto. Siamo dietro, Ballerina... Ballerina!"
"Eh?"
E' una splendida mattina. Il cielo è blu, il sole picchia. Il pullman sta caricando i coristi diretti a S. Ginesio. La Ballerina ha depositato la borsa del vestito da concerto nel ventre del pullman, ma non ha pace. Ravana nella borsa, ravana nelle tasche, dice cose in pianellese stretto tra i denti.
"Ballerì, ma che c'è?"
"L'ho persa."
"Ma che?"
"In chiesa, ieri in chiesa, l'ho persa, all'offertorio."
"All'offertorio?"
"Era un offertorio che ognuno portava quello che aveva, tipo 'Signore, non ho niente, tieni, ecco il mio libretto della pensione', capito?"
"..."
"Ecco, io ho portato su la mia carta d'indentità."
"..."
"Poi l'ho messa sul leggìo mentre suonavo la chitarra, me lo ricordo bene, e poi non l'ho presa."
Una delle molte cose belle della Ballerina è che riesce sempre a sorprenderti in modi che non ti aspetti affatto.
Partiamo decimati, ché l'influenza - H1N1, B12 o K2 - lascia a casa un vallo di soprani, tra cui Happyicia, e altra bella gente. Con la Ballerina si parla, si parla, si parla tanto che Repubblica resta lì piegato e negletto, mentre dopo un po' nasce nelle due pettegole l'incoercibile spinta al consumo di caffè, forte e bollente. Mamikazen affronta il lungo corridoio del pullman, ancheggiando non per fare la sexy ma perché non è minimamente capace di star dritta su un mezzo in movimento. Sbrancicando schienali, urtando gomiti, schiacciando avambracci arriva davanti all'UomoConLaValigia, augusto membro del Consiglio Direttivo e Comandante in Capo, in assenza di Ad, recatosi in anticipo a S. Ginesio per torturare il coro ginesino, l'orchestra e i solisti.
"UomoConLaValigia, ti prego, caffé."
"Eh, hai ragione. Anch'io ne ho bisogno."
Dal sedile dietro interviene Superbancario, che è stato Presidente del coro per molti anni ed evidentemente non ha mai smesso di esserlo, nell'animo.
"No! Che se poi ci si ferma, si sta fermi mezz'ora!"
Alcune voci si levano a sostegno della tesi di Superbancario. Mamikazen sorride e abbozza, ma dentro di sé si chiede cosa minchia abbia da correre 'sta gente, che non si deve nemmeno arrivare presto per le prove, basta arrivare per pranzo, mica ci aspetta Margaret d'Inghilterra col piede sul jet, già tocca correre per andare al lavoro, riprendere i figli, arrivare in tempo dal dentista, almeno la domenica per andare in pullman a S. Ginesio senza obbligo di prove non si potrebbe, per favore, rilassarsi un pochino?
Per fortuna La Bionda prende in mano la situazione e il microfono, e annuncia una fermata di dieci minuti all'autogrill. E quando La Bionda dice cosa si fa e quando, grazie al cielo a nessuno viene in mente di obiettare. Mamikazen e la Ballerina si precipitano verso il bar.
"Marlowe, sto un po' meglio, domani forse riesco ad andare a cantare Mozart a San Ginesio."
"Bene."
"Però ho un problema grosso."
"?"
"Aiutami, secondo te devo mettere gli orecchini a boule di pasta di turchese e truccarmi di azzurro con l'eyeliner blu coi glitter, oppure fare un salto da Bijoux Brigitte a cercare un paio di orecchini fucsia, magari con la piuma, sai, un po' anni '80, che poi così posso mettere l'ombretto rosa tutto glitterato?"
"..."
"Perché in effetti, il problema è che sul rosa, di orecchini, non ho niente."
"... ma come ti vesti?"
"E come vuoi che mi vesta? Di nero! Anzi, già che me l'hai detto,. adesso vado su internet a vedere le previsioni del tempo per domani a San Ginesio, perché volevo mettere un certo tipo di scarpe francesine che così non me le devo cambiare per il concerto, però non deve piovere, che se piove mi tocca mettere gli stivali."
"Ma esiste un sito dove danno le previsioni del tempo di SAN GINESIO???????????"
"Certo."
"Ma figurati!"
"... Ecco qua. Visto? Domani c'è il sole, metto le francesine. Gli orecchini con le piume li paghi tu: sgancia un cinque euro."
La mia amica Ba, io non l'ho mai conosciuta. Prima o poi però spero di conoscerla, da queste parti o dove vive lei, ad Amsterdam.
Come me ha un marito e due figli maschi, come me è dotata di quel quid di pazzia che permette a noi stesse di considerarci delle geniali gran donne, creative e perennemente giovani, e al prossimo di considerarci candidate alla frequentazione assidua del più vicino CIM.
Qui però finiscono le somiglianze tra la Ba e la sottoscritta, perché la Ba è traduttrice, insegnante di lingue, coordinatrice di un centro culturale italo-olandese, cuoca gourmet, sommelier, insegnante di cucina, giornalista e conduttrice radiofonica, attrice e, last but not least, scrittrice.
E siccome, dato che io son marchigiana e la Ba è abruzzese, un'altra cosa che abbiamo in comune è il terremoto. Quando la sua terra ha tremato, la Ba era ad Amsterdam. Dopo aver organizzato una serie di iniziative di sostegno da lassù, in primavera è scesa e si è messa a camminare tra i suoi paesi, tra la sua gente e ha scritto, fotografato, scritto, fotografato, scritto, fotografato.
Un po' di cose poi le ha raccontate a noi blogger, molte altre le ha raccontate in un libro, che questa settimana ha presentato in giro per l'Italia.
Grande Ba. Auguri per il libro, gli acquisti enogastronomici, il winterblues, il lavoro e la vita in generale. Ci vediamo chez toi.
Barbara Summa
Statale 17, storie minime transumanti
Edizioni Exòrma
Collana Scritti Traversi
Svegliarsi il mattino di pessimo umore, perché l'Amica del Cuore Riccioli d'Oro non risponde agli sms notturni di emergenza, perché al lavoro c'è troppo da fare e le cose si complicano sempre in modi diabolicamente inattesi, perché il pomeriggio non si potrà andare alle Prove di Canto a sputare l'anima su quelle sette note per salvarsi lo spirito e il cervello.
Arrivare al lavoro e, con la scusa che bisogna ascoltare il cd degli indovinelli musicali per la classe che sta per arrivare, attaccare la Sarabande di Haendel a tutto volume, con le finestre spalancate come cannoni in direzione degli uffici di dirigente ed assessore. Così, un piccolo promemoria. Mentre la musica pompa nelle vene, cominciare a calmarsi. Scommettere con due maestre scettiche che i loro ventisette ragazzi di quarta elementare saranno perfettamente in grado di stare per un'ora ad ascoltare musica e si divertiranno pure. Vincere la scommessa, e sentirsi meglio.
Scoprire che Riccioli non ha risposto agli sms perché non li ha ricevuti. Scoprire che i colleghi che hanno il laboratorio nel pomeriggio non avranno bisogno di te sul tardi, e che quindi potrai andare alle prove.
Tornare a casa per pranzo e rotolarsi nel lettone col cinquenne e col duenne affetti da un grave episodio di mammite affettuosa acuta. Tornare al lavoro e ascoltare la collega P. e l'Omino di Legno che raccontano la pittura su tavola a un uditorio di esperti e si rigirano tutti sul mignolo perché quei due, porco mondo, sono bravi davvero.
Fuggire alle prove e scoprire che Ad ha scelto proprio oggi per farci studiare "I feel pretty". Sentire che la vita non ha niente di più da offrirci, sentirsi un incrocio tra Nathalie Wood, Kiri Te Kanawa, Audrey Hepburn e Julie Andrews e sentirsi anche, al solito, parecchio pirla, perché per quanto si cerchi di mantenere un contegno viene da sorridere molto. Alla fine mettersi il cappotto per uscire, salutare mentre Ad continua a suonare il piano, mentre arrivano i soprani per il loro turno di prove, e Ad è lì che suona, non si alza dal piano, ma che diamine sta suonando? "Nel blu dipinto di blu"... alcune colleghe contralte si sono fermate vicino al portone e si sono messe a canticchiare e allora ci si ferma lì, in piedi, coi cappotti le sciarpe e i berretti a cantare ridacchiando, e quando si arriva in fondo e il pezzo è finito si saluta con la manina, "ciao, Ad", ma lui si alza in piedi e fa "no, no, tornate qui, che la proviamo coi soprani. Mettetevi lì." Mettetevi lì? Ma dobbiamo andare a casa, la collega L. ha trenta messaggi nel telefonino dei figli che vogliono sapere perché non è già a buttare la pasta, "tenete pure i cappotti", come, i cappotti? ma io poi devo tornare in bici, mi prende un colpo, il cappotto lo cavo, e i soprani che ci guardano male, "ma non è colpa nostra, l'ha detto lui, tirate fuori Modugno", e poi si canta ancora, contralti in partenza e soprani appena arrivati tutti assieme, in piedi, coi cappotti, con Ad che dà una nota ogni tanto poi si sporge sopra al piano per dirigere sbracciando. Alla fine salutare e andare via, e dire alla Ballerina e a Happyicia che stanno entrando "vi siete perse il più bel fuoriprogramma che abbiamo mai fatto", e pedalare veloci verso casa cantando "I feel pretty" sotto la sciarpa.
Ore 20.30.
Il sotterraneo della scuola media è un ventre di mamma, largo, comodo, accogliente, conosciuto, caldo. Il brusìo dei coristi che si sistemano è come il ronzìo soddisfatto che proviene da un alveare colmo di miele.
Entro e mi tolgo il cappotto e gli strati di maglie e sciarpe che fingono di proteggere le mie sfigatissime mucose dal freddo cruento di questa stramaledetta città, che vanta il tasso di umidità più alto della costa adriatica.
Mi accomodo su una sedia della fila dietro, in mezzo, nascosta, defilata, imboscata, al riparo dagli entusiasmi delle entusiaste della prima fila, al sicuro dalle tempeste imrovvise di Ad. Dalla mia nicchia comoda mi pongo in pigra contemplazione della felpa verde raganella sfoggiata dal Pianista Poliglotta. Una felpa attillata anni '70, con una lunga cerniera bianca e le maniche strette che arrivano fino...
"MAMIKAZEN!"
una collega mi si è improvvisamente materializzata addosso, saltando il muro di bassi e contralti che ritenevo, erroneamente, invalicabile.
"QUEL COMMENTO, ANCORA, PERCHE', MA INSOMMA, CHE FASTIDIO DIAMO, E POI CON LORO SIAMO AMICHE, IO NON CAPISCO"
"Aspetta, ferma. Non è vero che non capisci, lo sai benissimo com'è."
"SI'. E ALLORA?"
"E allora le ragioni stanno un po' di qua e un po' di là, del resto l'hai detto tu, siamo amiche, no?"
"Eccerto..."
"Ecco. Allora capita che una si sfoga, no? E dice le cose come se le sente, no? del resto su quell'argomento specifico la penseremo sempre in modo diverso, non dimenticare la ruggine che c'è dietro, anche loro hanno dei motivi, è un argomento delicato."
"Hai ragione."
"Non lo so se ho ragione, ognuno continuerà a pensarla come la pensa, credo."
"Già."
"Già."
Per fortuna comincia Mozart, e per un'ora e mezza c'è solo lui, declinato in ogni possibile forte e piano e staccato e legato e crescendo, diminuendo, pianissimo. Il collo si rilassa, il respiro si allarga. Mi concentro solo sulla colonna di fiato che va dalla pancia alla testa, sulle voci dei compagni, sui suoni del piano. E sulle mani di Ad, perché se fai tutto bene non esisti, ma se poco poco ritardi un attacco finisci fulminato, e non c'è nascondiglio che tenga.
Poi si continua con Haendel, Borodin, poi si danno gli appuntamenti, gli orari...
"MAMIKAZEN!"
Un'altra collega insorge.
"HAI SENTITO COS'HA DETTO?"
"era una battuta, credo."
"NON ERA UN BATTUTA! CE L'HA CON ME!"
"Boh. Dici? Può anche essere. Chiediglielo."
"IO? SARA' LUI CHE ME LO DEVE DIRE!"
"Sì, forse. Potrebbe essere, ma non funziona così. Se c'è qualcosa che ti dà fastidio devi andare lì e dirgli 'ascoltami bene, questa cosa mi dà fastidio'."
"MA FIGURATI SE NON SE N'E' ACCORTO!"
"Non se n'è accorto. Non si accorge. Gli devi scrivere un cartello, molto grosso."
"LO FA APPOSTA! MA ADESSO LO FACCIO ANCH'IO."
"Abbassa il volume. Può anche darsi che l'abbia fatto apposta. Ma se lo fai tu, non se ne accorgerà. Puoi fargli tutte le battute che vuoi. O glielo dici chiaro, o lasci perdere."
"Dici? davvero non si accorge?"
"Come l'acqua fresca. Guardalo."
Ad ha gli spartiti in mano, sta spiegando una cosa al pianista mentre con un cenno richiama La Bionda, che ha le adesioni per il concerto.
"Non s'è accorto."
"Te l'ho detto."
"Hai ragione."
"Non lo so, se ho ragione."
"Grazie."
"Prego."
Mi alzo, mi rimetto il cappotto. Passo dietro Ad.
"Ad, giovedì alle prove non ci sono."
"Hrmh..."
"Buonanotte."
Un'azdora folle e sconclusionata, una mamma piezz'e core, una moglie un filino impegnativa, una lavoratrice (inde)fessa, una corista against all odds, una parlatrice a vanvera.
Drop in and get lost.