L'ultima giornata di lavoro prima delle ferie per Mamikazenè iniziata in salita.
Ieri sera a conclusione del ROF è stata a sentire una Petite Messe nella versione per Orchestra, e nonostante l'abbia innervosita dalla prima all'ultima nota, perché Mamika non sopporta la Petite fatta con l'Orchestra, si è contraddittoriamente trovata ad applaudire a spello di mani urlando "BRAVI!", per contrastare l'effetto di un "BUUUUUU!" partito a tradimento nel sacro attimo di silenzio a fine esecuzione, un "BUUUUUU" violento come uno schiaffo e offensivo come uno sputo che l'ha fatta imbufalire. Non si tratta così la gente che lavora, se pensi di dover buare fallo ma con classe e intelligenza, che diamine.
Stamattina Mamika inforca la bici e nell'i-pod le parte Rossini. Inorridita salta al pezzo successivo, "Obladì obladà", e scatta baldanzosa. Per almeno una settimana, niente Rossini.
Giunta al lavoro incrocia la Signora delle Pulizie che le riversa addosso le sue frustrazioni: "Da sola, m'han lasciato, la collega è in ferie e io sono da sola, in un'ora cosa vuoi che faccia, i musei, gli uffici, i laboratori..." - "Beh, da domani sono in ferie anch'io. Ciao R., ci vediamo a settembre".
Dopo qualche minuto squilla il telefono. E' la collega N. da Casa Rossini: "Mamika? Qui al bookshop sono finiti gli albi delle Edizioni Pappafico. Riordiniamoli subito, sennò..." - "Cara N., io dalle 14.00 di oggi sono in ferie. Sai dove ve li potete infilare, gli albi della Pappafico?"
Quando è esaurita Mamikazen diventa insofferente, instabile, violenta, vendicativa e anche parecchio sboccata.
Caro Dio,
tu sai che, per quanto poco io frequenti la chiesa, per tutta una serie di fondati motivi personali io credo fermamente nella tua esistenza.
Ma se tutte le sante mattine, mentre vado al lavoro, tu insisti a mandarmi incontro in bicicletta questo prete postquarantenne, colla camicia grigia un po' spiegazzata, il collarino negligentemente slacciato, le morbide onde dei capelli bruni tutte scompigliate e il viso romanticamente sbattuto di chi prega molto la notte, caro Dio, a me poi, prepotente, inevitabile, mi s'insinua il dubbio teologico.