mamikazen

Je ne te parle pas, je chante pour moi-meme, je chante pour moi-meme et je pense. Il n'est pas défendu de penser.
lunedì, 09 novembre 2009

Stillmann.

Stillmann è intelligente e sensibile.
Alto, dinoccolato, parla poco e quando parla dice solo le cose giuste.
Ha una pistola, ma la usa solo per difendere gli indifesi dai mostri crudeli che si nascondono nel buio di tutti i giorni.
Stillmann è a capo di una squadra.
Stillmann è un capo severo, che non transige sulla serietà, l'impegno e l'onestà. Pretende motlo da tutti, ma prima di tutto da se stesso. Beve wisky irlandese, ma solo a fine turno. Brinda alla memoria dei colleghi morti in servizio davanti alle loro foto, nel bar della polizia.
Nella puntata della settimana scorsa c'era uno della squadra che sembrava si fosse fatto corrompere da un delinquente. Stillmann si era schierato dalla sua parte, poi alla fine si è scoperto che la storia della corruzione non era vera. Nell'ultima scena, Stillmann e  il comandante della polizia osservano dal vetro dell'ospedale il poliziotto che pareva fosse corrotto e invece non lo era, e che poi si era beccato due pallottole per aiutare un amico.
"Stillmann, mi stai sul cazzo", fa il comandante della polizia, tirato a lucido per la conferenza stampa.
"Bene", fa Stillmann. "Ma non provare più a mettere in mezzo uno della mia squadra."
"Perché?" fa il capitano, piccato, "Sennò che mi fai?"
"Perché sennò", fa Stillmann, "non riusciranno più a ricucirti."

Io un capo così non l'ho mai avuto.
Darei le chiappe, per averlo.


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mercoledì, 04 novembre 2009

Absence

I fell silent
and helped myself
with another spoonful
of sugar
the pillow called
I didn't answer
the sky went askew
I mended
the shameful scar
and prayed
absentmindedly.
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lunedì, 02 novembre 2009

San Ginesio number one.

"Ballerina, ti ho tenuto il posto. Siamo dietro, Ballerina... Ballerina!"
"Eh?"
E' una splendida mattina. Il cielo è blu, il sole picchia. Il pullman sta caricando i coristi diretti a S. Ginesio. La Ballerina ha depositato la borsa del vestito da concerto nel ventre del pullman, ma non ha pace. Ravana nella borsa, ravana nelle tasche, dice cose in pianellese stretto tra i denti.
"Ballerì, ma che c'è?"
"L'ho persa."
"Ma che?"
"In chiesa, ieri in chiesa, l'ho persa, all'offertorio."
"All'offertorio?"
"Era un offertorio che ognuno portava quello che aveva, tipo 'Signore, non ho niente, tieni, ecco il mio libretto della pensione', capito?"
"..."
"Ecco, io ho portato su la mia carta d'indentità."
"..."
"Poi l'ho messa sul leggìo mentre suonavo la chitarra, me lo ricordo bene, e poi non l'ho presa."
Una delle molte cose belle della Ballerina è che riesce sempre a sorprenderti in modi che non ti aspetti affatto.

Partiamo decimati, ché l'influenza - H1N1, B12 o K2 - lascia a casa un vallo di soprani, tra cui Happyicia, e altra bella gente. Con la Ballerina si parla, si parla, si parla tanto che Repubblica resta lì piegato e negletto, mentre dopo un po' nasce nelle due pettegole l'incoercibile spinta al consumo di caffè, forte e bollente. Mamikazen affronta il lungo corridoio del pullman, ancheggiando non per fare la sexy ma perché non è minimamente capace di star dritta su un mezzo in movimento. Sbrancicando schienali, urtando gomiti, schiacciando avambracci arriva davanti all'UomoConLaValigia, augusto membro del Consiglio Direttivo e Comandante in Capo, in assenza di Ad, recatosi in anticipo a S. Ginesio per torturare il coro ginesino, l'orchestra e i solisti.
"UomoConLaValigia, ti prego, caffé."
"Eh, hai ragione. Anch'io ne ho bisogno."
Dal sedile dietro interviene Superbancario, che è stato Presidente del coro per molti anni ed evidentemente non ha mai smesso di esserlo, nell'animo.
"No! Che se poi ci si ferma, si sta fermi mezz'ora!"
Alcune voci si levano a sostegno della tesi di Superbancario. Mamikazen sorride e abbozza, ma dentro di sé si chiede cosa minchia abbia da correre 'sta gente, che non si deve nemmeno arrivare presto per le prove, basta arrivare per pranzo, mica ci aspetta Margaret d'Inghilterra col piede sul jet, già tocca correre per andare al lavoro, riprendere i figli, arrivare in tempo dal dentista, almeno la domenica per andare in pullman a S. Ginesio senza obbligo di prove non si potrebbe, per favore, rilassarsi un pochino?
Per fortuna La Bionda prende in mano la situazione e il microfono, e annuncia una fermata di dieci minuti all'autogrill. E quando La Bionda dice cosa si fa e quando, grazie al cielo a nessuno viene in mente di obiettare. Mamikazen e la Ballerina si precipitano verso il bar.

(continua)
martedì, 13 ottobre 2009

Seduzione.

Ora, da alcuni commenti al post precedente mi è sorto il dubbio si potesse inferire che io, in qualche modo, sappia essere seduttiva.
E qui casca l'asino.
In trentotto anni di vita, non ho mai sedotto un uomo.
Neanche una donna, a quanto ne so.

Sono nata in una famiglia di cervelloni molto sicuri di se stessi. Quando sono piombata tra loro correva l'anno millenovecentosettantuno; mio padre aveva quarantatrè anni, mia madre quarantuno e mio fratello quindici. Sono quindi nata con uno svantaggio di parecchi punti. Per sopravvivere ho dovuto imparare a dire battute caustiche più velocemente di tutti, sono stata fornita di autoironia prima che di scarpe di gomma. Ho scoperto che esistevano le parolacce solo durante l'adolescenza, per i compagni di classe ero quella strana che azzeccava tutti i congiuntivi (adesso li sbaglio, lo so: si chiama analfabetismo di ritorno).

Da molto piccola, ero una bella bambina. Poi a cinque anni si sono accorti che ero miope, e negli anni '70 per le bimbe non c'erano vezzosi occhialetti di Barbie ma grosse montature di celluloide color grigio topo. Inoltre ero secca come una scopa (ah, bei tempi!) e mia mamma per praticità mi teneva i capelli cortissimi e mi mandava in giro in pantaloncini. Per farla breve, finchè non mi sono cresciute le tette mi scambiavano tutti per un maschio.

L'adolescenza è stata, come per tanti altri, un unico, lunghissimo cruccio. Con le tette mi sono spuntati i brufoli, ero goffa e timida e pure un po' scontrosa, avevo la sindrome del "nessuno mi capisce", ed ero la regina delle cotte non corrisposte. Per fortuna avevo un bellissimo gruppo di amici. I maschi, però, quando facevano le "classifiche di bellezza" mi davano sempre un pessimo punteggio. Salvo poi dirmi "però ti abbiamo eletto la più intelligente", cosa non vera oltre che, a quell'età, profondamente offensiva.

Crescendo la questione estetica ha cominciato a sistemarsi, ho preso ad assumere una forma umana, la mia pelle si è normalizzata, ho imparato a valorizzare le parti decenti e a fregarmene delle altre. Sono rimasta parecchio strana, ma le reazioni perplesse del prossimo non mi feriscono (quasi) più. In compenso, davvero non ho mai sedotto nessuno. E soprattutto nessuno mi ha mai fatto la corte. Persino il marito l'ho conquistato, a suo tempo (ere geologiche fa), con la perseveranza, l'autopromozione e la sponsorizzazione di alcune grandi elettrici che mi hanno aiutata a lavorarlo ai fianchi.

Insomma, quando mi guardo allo specchio, dal punto di vista estetico mi considero una signora che va verso la quarantina senza mostrare grossi cedimenti strutturali. Ogni tanto mi diverto a vestirmi da donna, soprattutto in estate, e la cosa ha su di me un ottimo effetto euforizzante e mi aiuta per l'autostima che, ahimé, è rimasto un problema che mi rode un po' dentro. Posso però assicurare che nessun mio abitino sexy, nessun jeans elasticizzato, nessuna scollatura ha mai fatto vittime né credo ne farà, ormai. Insomma, quanto a seduzione più che un corso mi ci vorrebbe un ricondizionamento cerebrale completo, credo, oltre che una serie di costosissime operazioni estetiche che non potrei mai permettermi.

Però l'ho sempre detto, e lo ridico: mi piacerebbe passare un giorno da vamp, per sapere cosa si prova...
mercoledì, 07 ottobre 2009

La carezza.

Ho bisogno di qualcuno che mi spieghi perché, nel giro di tre giorni, due uomini poco sopra la cinquantina con i quali intrattengo rapporti "ufficiali" - uno lo conosco da una vita, l'altro no - mi hanno accarezzato il braccio.

Voi, miei piccoli lettori, mi direte 'che male c'è?'.

Ma niente, è che non ci sono abituata, è un gesto insolito. In un caso, insolito e pure protratto - nel caso della conoscenza di vecchia data. Non che non mi abbia fatto piacere, tanto m'impaurisce e mi respinge l'aggressività quanto mi delizia un gesto di vicinanza o d'affetto.

Ma vorrei sapere, quale di queste ipotesi è corretta:

1) Gli uomini appena sopra la cinquantina sono soggetti a picchi improvvisi di paternalismo fisico.

2) Vestita con la salopette di jeans sembro una bambina di cinque anni, anche se ho con me un bambino in passeggino e un altro in monopattino.

3) Il mio braccio, ancora nudo perché fa caldo e ancora un poco abbronzato, è irresistibile.

4) In questi giorni sono talmente smandrappata che ogni tanto qualcuno mi fa pat pat sul braccio per tirarmi su.

Allora?
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categorie: pensieri, diario, uomini, femmine, camminare
giovedì, 01 ottobre 2009

Il bel tacer.

Ci sono quelle volte in cui le parole dicono una cosa e il cuore un'altra.
Ci sono persone, sono convinta, che ne fanno uno stile di vita e ci si trovano bene.
A me invece le parole, quelle del cuore, mi s'infilzano a mezza via e non ho pace finché in qualche modo non le tiro fuori.
Trovo che sia una pessima abitudine.
Un amico che non sento da un po' direbbe che è come fare pipì in pubblico, probabilmente.
Ma non so come fare. In effetti, quando per stanchezza estrema il cuore sta zitto per un po', mi sento secca come una foglia al bordo della strada, una di quelle tristi, marroni, tutte accartocciate, che si vedono per terra di questi tempi.
Mah.
E' proprio vero, il bel tacer non fu mai scritto.
postato da: mamikazen alle ore 22:59 | link | commenti (4) | commenti (4)
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martedì, 29 settembre 2009

Misa Criolla

A volte, quando l'inverno è alle porte, fa bene ricordare certe cose.

Le lunghe notti d'estate, tipo, i concerti, gli abiti lunghi e leggeri e i pensieri e i sentimenti.

Ma di tutto questo avevo già detto in fretta qui, e poi ancora qui, subito dopo.
Avevo descritto le cose e le facce, per quel niente che possono le parole, nel descrivere le cose e le facce che son fatte di musica.

Finalmente qualcuno ci ha messo su youtube, così chi ne ha voglia può sbirciare e vedere se avevo detto bene, quella volta.
A 0.56 nel filmato c'è una bella bionda, che non sono io, ma subito appresso c'è una tizia rapata con gli occhi rotondi, che invece sono proprio io.


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sabato, 12 settembre 2009

Non era lui.

Mi mancava.
Mi mancava tanto che sono uscita, per non vederlo più con gli occhi della mente. Ho sperato che i volti, i volti della gente, tanti volti tutti assieme cancellassero il suo, ma non è servito, perché era sempre il suo che vedevo, quando osservavo il mio riflesso in una vetrina, o quando con la coda dell'occhio credevo di vedere quella testa, proprio quella, in mezzo a tutte le altre, quella testa che poi a ben guardare, a torcere il collo e scrutarne il colore, la forma, i movimenti, no, non era la sua.
Non era lui.
Però intanto il tuffo al cuore c'era stato e come si cura il tuffo al cuore, si cura entrando in un negozio a comperare qualcosa, una cosa qualsiasi che costi poco, che so, una mutandina rosa oppure un braccialetto di giada finta, tanto per dire io esisto, vedi, esisto indipendentemente da lui, esisto indipendentemente dalla sua perniciosa ostinazione, dalla sua pneumatica assenza. Esisto, ed ho un polso in grado di sostenere un braccialetto, ho un collo attorno al quale avvolgere questa graziosa sciarpa lilla con i bordi di perline e le fran...
Un altro tuffo al cuore. Oddio, è lui, è proprio lui, e mi affaccio fuori dal negozio mentre l'allarme suona e la commessa "scusa, scusa, hai la sciarpa in mano" ed io "hai ragione, scusa tu", e naturalmente non era lui e neanche ci assomigliava poi così tanto, solo un pochino nel modo di piegare la testa, ormai però la sciarpa la prendo anche se non mi sta troppo bene perché mi sento così triste, ma così triste che il mondo è buio, e chi vuoi che mi veda, con una sciarpa che mi sbatte in faccia e mi fa sembrare la comparsa di un film di vampiri, lui no di sicuro, lui non mi guarda, non mi vede, tanto per lui non esisto, mi dico, mentre mi si strizza il cuore, mentre pago e mi scuso ancora con la commessa.
Quando il mondo è buio l'unica cosa che può far tornare a splendere la luce è un gelato allo yoghurt con la guarnizione di cioccolato e smarties.
Buono, il gelato.
Il cioccolato fuso, poi, a contatto con il freddo forma una crosticina che ingloba gli smarties e si spacca col cucchiaino di plastica e poi mangi tutto assieme ed è buonissimo, e il mondo lentamente torna ad un'intensità di luce normale, man mano che la coppetta si svuota. Osservo il braccialetto di giada finta che ho subito indossato, è proprio carino. Magari con il braccialetto mi nota. Magari gli piace il verde.
Entro in profumeria a comprare una matita per gli occhi. Verde. Annuso l'aria, perché l'aria delle profumerie mi fa sentire subito femmina, e mi ricorda quando ci stavo le ore, da piccola, a scegliere la giusta sfumatura di verde per mia mamma, che è bionda con gli occhi verdi, mentre io sono bruna con gli occhi castani, penso. Ecco, magari se fossi bionda con gli occhi verdi...
Trovo la matita, poi prendo un lucidalabbra, che non si può comprare la matita senza il lucidalabbra. E lo smalto. Non verde, però. Verde ce l'ho già. Facciamo un rosso scuro, che sta bene col verde. Mentre esco col mio pacchetto mi vedo, che batto le palpebre con la matita verde, un abito lungo e sensuale coi tacchi alti, no cancella i tacchi alti, facciamo a piedi nudi, ma dove vado a piedi nudi con l'abito lungo? a una festa in spiaggia, ecco, mi vedo con un bicchiere di tequila... no, che schifo, facciamo con un Americano in mano, che il rosso nel bicchiere fa scena, ho i capelli tirati su e mi si vede il collo, lui parla con altri ma poi mi nota e sorride e si avvicina e mi dice...
- oh, ciao!
Mi cade il pacchetto, poi in rapida successione lo scontrino, il portafogli e mentre mi chino per recuperare tutto dalla borsa aperta mi cadono le chiavi.
- aspetta, ti aiuto.
- grazie...
- tutto bene?
- sì, grazie.
- allora... ci vediamo stasera?
- sì certo!
- ciao.
- ciao.

Era lui.
Mi ha sorriso.
Mi ha sorriso mi ha sorriso mi ha sorriso!
Poi mi vedo nella vetrina. La sciarpa lilla mi fa la faccia da zombie, di verde ho soltanto le occhiaie, mentre di marrone, oltre agli occhi, ho anche i baffi di cioccolata del gelato.
Ecco perché sorrideva.
Il mondo è ridiventato buio.
Meglio tornare in gelateria.


*dedicato a tutte le ragazze che almeno una volta, nella vita, si sono prese una cotta...
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venerdì, 04 settembre 2009

ah, le scarpe.

oh, dolci scarpe
splendide, arcuate
comode come pantofole
oppure altissime, che lo guardi
con un filo di disprezzo e ridi
e contemporaneamente lui pensa
speranzoso
"adesso mette male un piede
e mi cade in braccio".
le scarpe da ginnastica
sono una dichiarazione d'indipendenza
mi piacciono bianche
al massimo, con le strisce colorate
ne avevo un paio nere
ma mi sentivo triste e goffa
come Popeye
al funerale di coco chanel.
gli stivali sono
un pietoso compromesso
d'inverno, coi collant 70 den
e i calzettoni
la gonna d'amianto
fingi di essere la stessa
che girava seminuda in agosto
con le infradito.
le infradito, ah, quelle sì
fanno tanto Messalina discinta
in un quadrone pompier
d'un accademico di fine Ottocento.
le scarpe rosse
sono come una guepière
quelle rosa
una torta alla panna
i polacchini
bambini birichini
ma quelle che adoro
hanno il cinturino alla caviglia
e sussurrano
"c'è qualcosa
che ancora non sai
ma se vieni più vicino
te lo dico
nell'orecchio".
postato da: mamikazen alle ore 23:21 | link | commenti (2) | commenti (2)
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giovedì, 03 settembre 2009

Buck Rogers

Ogni tanto mi vengono in mente queste cose strafiche di quando ero ragazzina.
Adoravo Buck Rogers.
 


postato da: mamikazen alle ore 22:27 | link | commenti | commenti
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Chi sono

Utente: mamikazen
Un'azdora folle e sconclusionata, una mamma piezz'e core, una moglie un filino impegnativa, una lavoratrice (inde)fessa, una corista against all odds, una parlatrice a vanvera. Drop in and get lost.

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