mamikazen

Je ne te parle pas, je chante pour moi-meme, je chante pour moi-meme et je pense. Il n'est pas défendu de penser.
sabato, 07 novembre 2009

Suinophobia vs la Vacca Pazza

"Ciao, carissima cognata-in-panne, come stai tesoro?"
"Meglio, grazie, la bronchite va meglio e la febbre sta calando. Il dottore sospetta che sia suina, ma potrebbe anche essere influenza normale, tanto il tampone non te lo fanno, comunque sta andando via."
"Già, e quindi che ti frega di saperlo?"
"A me niente, ma sai che mi è successo al lavoro l'altro giorno?" (la cognata-in-panne lavora in un asilo, N.d.R.)
"Arrivo che ero già un po' bagiotta, avevo un po' di febbre, poca, ma mi sono detta vado lo stesso, magari torno prima. Senonché una mia collega ha cominciato a urlarmi contro."
"EH?"
"Mi urlava: 'sei pazza! io ti denuncio! o te ne vai tu o me ne vado io!'"
"Ma scusa, tu che facevi, vomitavi sangue, avevi dei bubboni purulenti, sputavi in faccia alle colleghe, leccavi i bambini?"
"No, ero sono un po' bagiotta. Lei a continuato a urlare, poi ha preso e se n'è andata. E' andata a prendere il figlio a scuola ed è tornata a casa, facendo finta che il figlio stava male."
"Beh, a questo punto potresti denunciarla tu."
"Poi hanno attaccato due colleghe giovani, appena arrivate, a dire a me che sono vent'anni che faccio questo lavoro 'forse però ha ragione, se poi sei contagiosa? sei sicura di poter restare? adesso chiamiamo il dirigente'."
"E tu?"
"Gli ho fatto un gran lavata di capo, urlando. Poi però ero davvero stanca e son venuta a casa."

Ragazzi, della Suina ci ho capito molto poco, ma son sicura che qualche focolaio di Mucca Pazza in giro dev'esserci ancora.
giovedì, 27 agosto 2009

Mamikazen Eccentrica Sovversiva

(8 anni)
- vuoi dirmi che hai intenzione di andare in giro per tutta la fiera con quelle antenne di plastica da UFO sulla testa???

(16 anni)
- mia madre dice che non sei la ragazza adatta a me. Ti ha vista andare in giro con quel giubbotto jeans su cui hai disegnato i Paperini con gli uniposca.

(38 anni)
- un TATUAGGIO? alla tua età? con famiglia e due figli?
- perché non ti tingi i capelli? stai male? sei allergica alle tinture? no? allora perché non ti tingi i capelli?


Una delle cose che adoro follemente della mia città, è che basta veramente molto, molto poco per essere considerata un'eccentrica sovversiva.

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postato da: mamikazen alle ore 14:42 | link | commenti (19) | commenti (19)
categorie: musica, diario, passione, politicamente scorretto, ballare, femmine, personalità borderline
martedì, 25 agosto 2009

Saetta Mc Queen e i Teletubbies, soliti destini delle celebrities

- ouè Patti?
- i Teletubbies sono a nanna, tesoro.
- ouè Patti?
- a NANNA...
- ouè Patti?
- se ne sono andati in Australia, hanno fondato una comune gay nelle praterie, coltivano mariuana e allevano cavalli.

- ouè Shaeetta?
- Saetta fa la nanna nella custodia del DVD.
- ouè Shaeetta?
- a NANNA!
- ouè Shaeetta?
- Saetta Mc Queen è nei guai. L'hanno beccato che aveva la residenza fittizia a Londra e deve sganciare un sacco di soldi, non ha pagato le tasse su tutte quelle Piston Cup che ha vinto.
- ouè Shaeetta?
- alle Cayman col suo avvocato.

La malattia del duenne mi stoppa la vena.


venerdì, 21 agosto 2009

L'ultima giornata di lavoro.

L'ultima giornata di lavoro prima delle ferie per Mamikazenè iniziata in salita.

Ieri sera a conclusione del ROF è stata a sentire una Petite Messe nella versione per Orchestra, e nonostante l'abbia innervosita dalla prima all'ultima nota, perché Mamika non sopporta la Petite fatta con l'Orchestra, si è contraddittoriamente trovata ad applaudire a spello di mani urlando "BRAVI!", per contrastare l'effetto di un "BUUUUUU!" partito a tradimento nel sacro attimo di silenzio a fine esecuzione, un "BUUUUUU" violento come uno schiaffo e offensivo come uno sputo che l'ha fatta imbufalire. Non si tratta così la gente che lavora, se pensi di dover buare fallo ma con classe e intelligenza, che diamine.

Stamattina Mamika inforca la bici e nell'i-pod le parte Rossini. Inorridita salta al pezzo successivo, "Obladì obladà", e scatta baldanzosa. Per almeno una settimana, niente Rossini.

Giunta al lavoro incrocia la Signora delle Pulizie che le riversa addosso le sue frustrazioni: "Da sola, m'han lasciato, la collega è in ferie e io sono da sola, in un'ora cosa vuoi che faccia, i musei, gli uffici, i laboratori..." - "Beh, da domani sono in ferie anch'io. Ciao R., ci vediamo a settembre".

Dopo qualche minuto squilla il telefono. E' la collega N. da Casa Rossini: "Mamika? Qui al bookshop sono finiti gli albi delle Edizioni Pappafico. Riordiniamoli subito, sennò..." - "Cara N., io dalle 14.00 di oggi sono in ferie. Sai dove ve li potete infilare, gli albi della Pappafico?"

Quando è esaurita Mamikazen diventa insofferente, instabile, violenta, vendicativa e anche parecchio sboccata.

giovedì, 20 agosto 2009

Caro Dio,

Caro Dio,

tu sai che, per quanto poco io frequenti la chiesa, per tutta una serie di fondati motivi personali io credo fermamente nella tua esistenza.

Ma se tutte le sante mattine, mentre vado al lavoro, tu insisti a mandarmi incontro in bicicletta questo prete postquarantenne, colla camicia grigia un po' spiegazzata, il collarino negligentemente slacciato, le morbide onde dei capelli bruni tutte scompigliate e il viso romanticamente sbattuto di chi prega molto la notte, caro Dio, a me poi, prepotente, inevitabile, mi s'insinua il dubbio teologico.

martedì, 18 agosto 2009

Sexymamma

Mi chiedo.

Un bambino di cinque anni che accompagna sua madre nel camerino mentre lei prova reggiseni trasparenti di pizzo nero, va incontro a severe ripercussioni psicologiche?

- amore, vuoi aspettarmi fuori?
- no.
- se sicuro?
- sì. Speriamo che ti vadano bene.
- speriamo.
- speriamo che non ti lascino i segni.
- ecco il primo... bello, mi piace.
- mamma, ti vedo un pezzo... he he!
- ...? un pezzo di che?
- un pezzo di tetta!
- ops, hai ragione. ecco. Adesso provo quest'altro... la forma mi piace di meno, però...
- troppi fiori.
- eh?
- la fantasia. Troppi fiori, non mi piace.
- mah, forse hai ragione... però mi sta bene addosso, è in saldo... prendo anche questo.
- va bene, mamma, basta che sei contenta. E basta che non ti lasci i segni.

Speriamo davvero che non restino i segni, sulla labile psiche del cinquenne...
postato da: mamikazen alle ore 21:49 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: bambini, diario, famiglia, uomini, sesso, politicamente scorretto, femmine, personalità borderline
lunedì, 29 giugno 2009

Danni collaterali.

In alto loco, in quell'empireo lontano dalle leggi umane dello spazio e del tempo in cui vivono loro,  I Capi, si è deciso di riaprire i Musei Civici il quattro di luglio.

In basso, nel nostro mondo, a quattro giorni dal quattro di luglio le sale dei Musei sono una bolgia infernale di polvere, facchini, elettricisti, pinze, restauratori, architetti, mandrini del 4, cornici a foglia d'oro, impiegati dispersi, tappi a vite, orologi antichi della Marchesa che non si sa dove cazzo mettere, il tutto sormontato dallo stentoreo rombo del nuovissimo condizionatore che però, dicono, quando andrà a regime sarà più silenzioso di un gattino che fa le fusa. Dicono.

In mezzo alla bolgia se ne sta Mamikazen, inerpicata al colmo di una scala a libretto ad incartare in un magico velo di tessuto-non-tessuto La caduta dei giganti di Guido Reni. Ora, Mamikazen soffre le vertigini sulle scale di casa, sui tacchi, a volte persino stando ferma a piedi nudi sulla spiaggia. Pertanto se ne sta lì, con un braccio avviticchiato al colmo della scala, mentre con l'altro cerca di arpionare con un lembo di stoffa l'angolino superiore del secentesco quadrone emiliano, rattrappita dal terrore di cadere e vieppiù, nella caduta, di causare danno alla celebre tela.
Un tecnico del centro operativo si ferma sotto di lei.
"Scusa, ma è vero che Apollo si trasformava in animale per conquistare le donne? quella Marzia, per esempio. Com'è andata, con quella Marzia?"
"Marzia? Mah... veramente... a me non risulta nessuna Marzia..."
"Come no, c'è anche di là nelle ceramiche!"
"Ah, MarSia! Apollo e Marsia! Ma non era una donna, era un uomo che aveva sfidato Apollo e aveva perso, ed era finito scuoiato."
"Un uomo? ma lì non sembra, sembra una donna."
"Era un uomo, è che a volte i ceramisti gli facevano un po' di tette, e sembrava una donna."
"Ah! Allora era un trans."
"..."
Interviene, salvifico, il collega G.
"A lei devi chiedere di Rossini, devi chiedere. Che sa tutto."
Il tecnico corregge il tiro.
"Senti, allora: è vero che Rossini usava uno stantuffo al posto del Viagra?"

Domattina devo incartare tutta la sala Cantarini.

Tornate fiduciosi.
venerdì, 22 maggio 2009

Tolleranza zoro.

Per tutti quelli che vorrebbero far entrare in Italia orde di barbari neri, zozzi e cattivi.

Per tutti quelli che, rammolliti, ogni tanto si lasciano pendere da un nostalgico afflato di paccottiglia democratica sinistrorsa.

Per tutti quelli che difendono a tradimento i giudici, per i burini che ancora credono nella scuola pubblica, per gli imbecilli che pensano che 'fare politica' sia sinonimo di 'esercizio della democrazia'.

Per tutti quelli: tolleranza zoro.

Buon weekend.

postato da: mamikazen alle ore 23:01 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: pensieri, musica, diario, passione, politicamente scorretto, blues, personalità borderline, blogburismo
giovedì, 21 maggio 2009

Il corridoio dei passi perduti.

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La Camera è molto silenziosa.
Alle due di pomeriggio, ci sono un paio di signori anziani che fumano nel bel cortile con la fontana, un signore anziano che sui divanetti della veranda parla concitatamente ma sempre sottovoce a un telefono buffamente incassato in un bracciolo, lamentando il comportamento delle testate giornalistiche nel caso di cui.

Il corridoio dei passi perduti, detto anche Transatlantico, sembra uscito da un film di Luchino Visconti. Lampadari a forma di bolla come nel sommergibile del Capitano Nemo, legno accanto al cuoio accanto al metallo, segnati dalle linee geometricamente sensuali del liberty. Seduti su grosse poltrone, alcuni signori anziani parlano al cellulare o consultano le loro agende non elettroniche. Comincio a credere di essere finita per sbaglio al Senato, quando una bella ragazza dall'apparente età di trentacinque anni, drammaticamente alta e bionda, attraversa la sala.

La nostra guida sa un sacco di cose di architettura, storia, procedura ed etichetta. Ci fa scivolare silenziosamente lungo i silenziosi corridoi, persino le due classi di scuola media che sono con noi tacciono mute. Nel silenzio risuona, ingigantito e solo, il tintinnìo della cavigliera di Mamikazen, che amplificato in quell'aulico loco pare l'eco del sonaglio dei monatti, di manzoniana memoria.

La Camera è come in tivvù, ma vera. La nostra guida ci spiega le vetrate, i dipinti murali a cera, la destra e la sinistra. Ci accompagna nella sala Aldo Moro, nella sala della Lupa e infine nella Sala della Regina, dove oggi si rende omaggio al Cigno. Sei classi di scuole medie e superiori si dispongono sulle sedie rosse e dorate, la nostra guida scompare e ricompare immobile a un lato della sala, munita di immacolati guanti bianchi. Tutto sembra procedere con una perfezione di modi e tempi non umana, e fuori dal tempo. Una ad una arrivano le autorità comunali, provinciali, regionali, e quelle che hanno spiccato il volo e ormai da anni sono planate su Roma, ma non dimenticano di essere nate nella città del Cigno. Mamikazen, prudentemente rintanata nelle retrovie, suggerisce che per un ipotetico fronte anarcoinsurrezionalista pesarese questa sarebbe un'occasione bombarola davvero unica.

Poi entra Fini e tutti stanno definitivamente zitti, mentre il presidente sorride con un sorriso che sembra molto più naturale di quello che si vede in tivvù, pronuncia un bel discorso parlando molto bene di Cignocittà, poi mentre si siede dice una battuta, non volgare, non sfacciata, non violenta, una battuta piccola e simpatica, detta non per aggredire l'uditorio sotto la cintola ma per far rilassare un po' tutti, su quelle poltroncine dorate e maledettamente scomode. Il Presidente si siede, e appoggia sul tavolo due belle mani, lunghe e sottili.

Poi parlano Giovanelli, Cagli, Arruga, Narici e Daverio, tutti a dire quant'è straordinario il Cigno, quant'è moderno, quant'è indispensabile. Sugli schermi scorrono le immagini della Fondazione, del Conservatorio, del Teatro e di Casa Cigno, e per alcuni devastanti secondi Mamikazen vede le facce delle colleghe N. e S. che, al rallentatore, sorridono, vendendo a un gruppo di turisti le calamite con la faccia del Cigno.
Anche Fini le vede.

Quando tutto è finito e ci si alza per uscire, un po' meno in silenzio - e per questo infatti si verrà poi redarguiti, sulle scale, dall'ennesima usciera in guanti bianchi, a Mamikazen vengono in mente tre cose.
La prima è, un febbraio di ventuno anni fa, una Mamikazen molto giovane e molto magra stesa su un letto d'ospedale, con una cicatrice di dieci centimetri lungo un fianco e tubi ovunque, con la musica di Rossini a tutto volume nelle orecchie e il sogno di salire su un palcoscenico e cantare, almeno una volta nella vita.
La seconda è una Mamikazen ancora piuttosto giovane che va camminando a grandi passi a un colloquio di lavoro, con la musica di Rossini a tutto volume nelle orecchie e grandi progetti in testa per far amare la musica del Cigno ai ragazzi.
La terza è una Mamikazen non più giovane che sul palcoscenico c'è salita un sacco di volte, e ha cantato fino a sputare l'anima, e ha portato centinaia e centinaia di ragazzi a Casa Cigno a scoprire ed ascoltare, una Mamikazen che mentre ha un fugacissimo lampo di consapevolezza di quello che è riuscita bene o male a combinare in questi anni, mettendo tra l'altro al mondo due figli strabiliantemente belli, nel mentre già pensa e sogna, scrutando con le rotelle ai massimi giri una certa chierica bizzosa alcune file più avati, una chierica che Mamikazen si è messa in testa di condurre a più miti consigli, nonostante tutti le dicano che è meglio lasciar perdere, e cambiare strada.
E' bello realizzare qualche sogno.
E' indispensabile continuare ad averne.
Molti.
Credo lo chiamino diversificare il rischio.
domenica, 17 maggio 2009

Il gatto domestico non sa.

Ci sono molti pericoli che il gatto domestico non conosce, e ai quali non può sfuggire.

Il gatto domestico non sa che rischia di essere soppresso appena nato, per sovrannumero o gravidanza indesiderata, soffocato in un sacchetto di plastica o annegato in un rio campagnolo o cose ben peggiori, che ho sentito raccontare da gentili contadini, a volte.

Il gatto domestico non sa che quei grandi occhi che brillano al buio appartengono a un animale di metallo senz'anima, programmato per superare i limiti di velocità e per nulla al mondo schivare cuccioli di specie a sangue caldo.

Il gatto domestico non sa che esiste la setticemia, e che un'avventura oltre un filo spinato o le nobili battaglie d'amore nelle notti di febbraio possono lacerare le sue carni e avvelenare il suo sangue, senza rimedio.

Il gatto domestico non sa che esistono parassiti che possono scavare immonde gallerie sotto la sua morbida pelle, o altri ancora cui è dato di annidarsi silenti e micidiali lungo il suo sistema nervoso.

Il gatto domestico, infine, non può neanche immaginare a quale rischio mortale vada incontro, quando decide di farsi un comodo, caldo nido di pelo nell'abito invernale da concerto di velluto nero della sua vanitosissima e melodrammaticamente vendicativa padrona.

Chi sono

Utente: mamikazen
Un'azdora folle e sconclusionata, una mamma piezz'e core, una moglie un filino impegnativa, una lavoratrice (inde)fessa, una corista against all odds, una parlatrice a vanvera. Drop in and get lost.

Partecipano

Bottoni

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