mamikazen

Je ne te parle pas, je chante pour moi-meme, je chante pour moi-meme et je pense. Il n'est pas défendu de penser.
martedì, 13 ottobre 2009

Seduzione.

Ora, da alcuni commenti al post precedente mi è sorto il dubbio si potesse inferire che io, in qualche modo, sappia essere seduttiva.
E qui casca l'asino.
In trentotto anni di vita, non ho mai sedotto un uomo.
Neanche una donna, a quanto ne so.

Sono nata in una famiglia di cervelloni molto sicuri di se stessi. Quando sono piombata tra loro correva l'anno millenovecentosettantuno; mio padre aveva quarantatrè anni, mia madre quarantuno e mio fratello quindici. Sono quindi nata con uno svantaggio di parecchi punti. Per sopravvivere ho dovuto imparare a dire battute caustiche più velocemente di tutti, sono stata fornita di autoironia prima che di scarpe di gomma. Ho scoperto che esistevano le parolacce solo durante l'adolescenza, per i compagni di classe ero quella strana che azzeccava tutti i congiuntivi (adesso li sbaglio, lo so: si chiama analfabetismo di ritorno).

Da molto piccola, ero una bella bambina. Poi a cinque anni si sono accorti che ero miope, e negli anni '70 per le bimbe non c'erano vezzosi occhialetti di Barbie ma grosse montature di celluloide color grigio topo. Inoltre ero secca come una scopa (ah, bei tempi!) e mia mamma per praticità mi teneva i capelli cortissimi e mi mandava in giro in pantaloncini. Per farla breve, finchè non mi sono cresciute le tette mi scambiavano tutti per un maschio.

L'adolescenza è stata, come per tanti altri, un unico, lunghissimo cruccio. Con le tette mi sono spuntati i brufoli, ero goffa e timida e pure un po' scontrosa, avevo la sindrome del "nessuno mi capisce", ed ero la regina delle cotte non corrisposte. Per fortuna avevo un bellissimo gruppo di amici. I maschi, però, quando facevano le "classifiche di bellezza" mi davano sempre un pessimo punteggio. Salvo poi dirmi "però ti abbiamo eletto la più intelligente", cosa non vera oltre che, a quell'età, profondamente offensiva.

Crescendo la questione estetica ha cominciato a sistemarsi, ho preso ad assumere una forma umana, la mia pelle si è normalizzata, ho imparato a valorizzare le parti decenti e a fregarmene delle altre. Sono rimasta parecchio strana, ma le reazioni perplesse del prossimo non mi feriscono (quasi) più. In compenso, davvero non ho mai sedotto nessuno. E soprattutto nessuno mi ha mai fatto la corte. Persino il marito l'ho conquistato, a suo tempo (ere geologiche fa), con la perseveranza, l'autopromozione e la sponsorizzazione di alcune grandi elettrici che mi hanno aiutata a lavorarlo ai fianchi.

Insomma, quando mi guardo allo specchio, dal punto di vista estetico mi considero una signora che va verso la quarantina senza mostrare grossi cedimenti strutturali. Ogni tanto mi diverto a vestirmi da donna, soprattutto in estate, e la cosa ha su di me un ottimo effetto euforizzante e mi aiuta per l'autostima che, ahimé, è rimasto un problema che mi rode un po' dentro. Posso però assicurare che nessun mio abitino sexy, nessun jeans elasticizzato, nessuna scollatura ha mai fatto vittime né credo ne farà, ormai. Insomma, quanto a seduzione più che un corso mi ci vorrebbe un ricondizionamento cerebrale completo, credo, oltre che una serie di costosissime operazioni estetiche che non potrei mai permettermi.

Però l'ho sempre detto, e lo ridico: mi piacerebbe passare un giorno da vamp, per sapere cosa si prova...
venerdì, 04 settembre 2009

ah, le scarpe.

oh, dolci scarpe
splendide, arcuate
comode come pantofole
oppure altissime, che lo guardi
con un filo di disprezzo e ridi
e contemporaneamente lui pensa
speranzoso
"adesso mette male un piede
e mi cade in braccio".
le scarpe da ginnastica
sono una dichiarazione d'indipendenza
mi piacciono bianche
al massimo, con le strisce colorate
ne avevo un paio nere
ma mi sentivo triste e goffa
come Popeye
al funerale di coco chanel.
gli stivali sono
un pietoso compromesso
d'inverno, coi collant 70 den
e i calzettoni
la gonna d'amianto
fingi di essere la stessa
che girava seminuda in agosto
con le infradito.
le infradito, ah, quelle sì
fanno tanto Messalina discinta
in un quadrone pompier
d'un accademico di fine Ottocento.
le scarpe rosse
sono come una guepière
quelle rosa
una torta alla panna
i polacchini
bambini birichini
ma quelle che adoro
hanno il cinturino alla caviglia
e sussurrano
"c'è qualcosa
che ancora non sai
ma se vieni più vicino
te lo dico
nell'orecchio".
postato da: mamikazen alle ore 23:21 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: pensieri, diario, moda, pazzia, sesso, insonnia, passione, ballare, femmine, camminare, droghe pesanti, personalitĂ  borderline
giovedì, 20 agosto 2009

Caro Dio,

Caro Dio,

tu sai che, per quanto poco io frequenti la chiesa, per tutta una serie di fondati motivi personali io credo fermamente nella tua esistenza.

Ma se tutte le sante mattine, mentre vado al lavoro, tu insisti a mandarmi incontro in bicicletta questo prete postquarantenne, colla camicia grigia un po' spiegazzata, il collarino negligentemente slacciato, le morbide onde dei capelli bruni tutte scompigliate e il viso romanticamente sbattuto di chi prega molto la notte, caro Dio, a me poi, prepotente, inevitabile, mi s'insinua il dubbio teologico.

martedì, 18 agosto 2009

Sexymamma

Mi chiedo.

Un bambino di cinque anni che accompagna sua madre nel camerino mentre lei prova reggiseni trasparenti di pizzo nero, va incontro a severe ripercussioni psicologiche?

- amore, vuoi aspettarmi fuori?
- no.
- se sicuro?
- sì. Speriamo che ti vadano bene.
- speriamo.
- speriamo che non ti lascino i segni.
- ecco il primo... bello, mi piace.
- mamma, ti vedo un pezzo... he he!
- ...? un pezzo di che?
- un pezzo di tetta!
- ops, hai ragione. ecco. Adesso provo quest'altro... la forma mi piace di meno, però...
- troppi fiori.
- eh?
- la fantasia. Troppi fiori, non mi piace.
- mah, forse hai ragione... però mi sta bene addosso, è in saldo... prendo anche questo.
- va bene, mamma, basta che sei contenta. E basta che non ti lasci i segni.

Speriamo davvero che non restino i segni, sulla labile psiche del cinquenne...
postato da: mamikazen alle ore 21:49 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: bambini, diario, famiglia, uomini, sesso, politicamente scorretto, femmine, personalitĂ  borderline
venerdì, 03 luglio 2009

Versioni di Mamika.

Prima versione.

Mattina, museo. Mamika in calzoncini e maglietta si presta a lavori di bassa manovalanza - incartare quadri, spacchettare quadri, pulire l'angelo ribelle di Nanni Valentini con il pennello e l'aspirapolvere.
Mamika torna a casa alle due coperta di polvere, ragnatele e scaglie di vernice. Puzza di cane morto da due giorni. Si lava e si cambia la maglietta.
Pomeriggio, laboratori del museo. Mamika in maglietta (pulita) e calzoncini ("diversamente puliti") coadiuva la collega P. nella realizzazione di un laboratorio per le solite quaranta persone, dedicato alla Sinagoga Sefardita e al tradizionale gioco della trottola ebraica. Mamika torna a casa alle otto sporca di acquerello, tempera, pennarello, colla a caldo. Puzza di cane morto da tre giorni.

Seconda versione.

Sera, Mamika deve andare alle prove di canto. Si fa quindi una doccia per grattar via la sugna dei musei, poi ci pensa un po' e decide di indossare un abitino aderente a fiorellini verdi. Poi ci pensa un altro po' e decide di mettere le scarpe col tacco alla Betty Boop. Poi, senza pensarci, si trucca un pochino e mette anche il rossetto rosso. Una mezz'oretta dopo, Mamika fa il suo ingresso nel salone di Via Confalonieri dove ancora ci sono solo i tenori che ripassano i Carmina Burana. Mamika ancheggia fino al suo posto in prima fila.
Il maestro Vlad interrompe la prova.
"Ho capito che vi siete distratti per guardare la Mamikazen che entrava, anch'io mi sono distratto, l'avete guardata per bene? Possiamo continuare? Fate come me, imparate la parte a memoria, così poi potete godervi lo spettacolo di tutte le belle donne che entrano."

Vedi tu, che miracoli possono fare una doccia, un vestitino e un po' di trucco.

09063010320500Prima
versione                                                                                 


09070300465500Seconda
versione
domenica, 28 giugno 2009

Dirty Harry

So che a quest'ora, con l'influenza, dovrei essere a letto.

So che in genere mi piacciono gli uomini brutti.

So che dovrei valutare Clint Eastwood per tutto il lavoro che ha fatto in seguito, come attore e regista, ed è pur vero che "Gran Torino" è uno dei film più belli visti quest'inverno, lo so.

Ma in fondo non è colpa mia, se rai tre ha deciso di dare stanotte un film dell'Ispettore Callaghan. In fondo non è colpa mia, se Clint Eastwood da giovane rimane uno degli esseri umani più straordinariamente scopabili, dai tempi dell'Australopiteco ad oggi.

Con il cappello, e senza.

postato da: mamikazen alle ore 00:21 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: diario, uomini, sesso, insonnia, droghe pesanti
sabato, 06 giugno 2009

Il nodo.

Quando, come questa notte, mi sento come un treno che corre velocissimo senza binari, penso sempre che Rossini l'ha detto meglio.

E pensare che lui li odiava, i treni.

"Questo è un nodo avviluppato / questo è un gruppo rintrecciato / chi sviluppa più inviluppa / chi più sgruppa più raggruppa / ed intanto la mia testa / vola vola e poii s'arresta / vo tenton per l'aria oscura / e comincio a delirar"

lunedì, 18 maggio 2009

Il corvo.


Le corbeau
Caricato da gotti57 - Full seasons and entire episodes online.



Per quanto mi paia impossibile, evidentemente il mondo è pieno di gente che non ha nulla da fare.
postato da: mamikazen alle ore 19:35 | link | commenti (7) | commenti (7)
categorie: pensieri, diario, pazzia, amicizia, uomini, sesso, incubi, passione, femmine, droghe pesanti
giovedì, 07 maggio 2009

Sbronza.

Riccioli, oh-ooooooohh
Riccioliiiiiiiiiiii
Uh-huuuuuuuuuuu

A cosa servono le amiiiiiichhheeeeeeeeeeeeeeeh...

yè yè.

(fortuna che ci sei)

Mi porti a Barcellona come bagaglio a mano?
lunedì, 16 febbraio 2009

Milk

Se non lo avete ancora visto, andateci. Magari evitate di piangere platealmente all'uscita della sala come ho fatto io. Ma è davvero, davvero bello. E mi fa mal di stomaco pensare che quando il signor Milk faceva tutta quella fatica a convincere la gente che anche gli omosessuali hanno diritto ai diritti cui tutti avremmo diritto, io avevo già sette anni. E loro dovevano girare col fischietto in tasca e accelerare il passo quando sentivano qualcuno che li seguiva in una strada poco illuminata, come capita a noi donne da una vita (probabilmente avevano anche lo spray al pepe, il film non lo dice). E quando mi chiedo chi siano i diversi mi vengono in mente i vecchi (il nonnetto, dove lo metto?), i disabili (prendi il mio parcheggio... prenderesti anche il mio handicap? Col c***o!), i bambini (quanto sei carino però non sporcare, non fare confusione, non ridere, stai fermo), le donne (oddio! una donna in politica! a chi l'ha data?), ma poi mi vengono in mente anche un po' tutti gli altri, tutti quelli che devono ogni giorno indossare una maschera che non fa respirare la persona che c'è sotto, e sembrano "normali" ma. Poi magari s'imbufaliscono, prendono una pistola e vanno in giro a fare fuori quelli/e "con le antennine verdi", per usare una definizione cara ad un vecchio amico di famiglia che se fosse vissuto nella San Francisco degli anni '70 sarebbe sicuramente stato nello staff di Milk.
Ma non state a sentire i miei sproloqui, è davvero un bel film.
postato da: mamikazen alle ore 00:43 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: amore, cinema, diario, sesso, passione, blues, personalitĂ  borderline

Chi sono

Utente: mamikazen
Un'azdora folle e sconclusionata, una mamma piezz'e core, una moglie un filino impegnativa, una lavoratrice (inde)fessa, una corista against all odds, una parlatrice a vanvera. Drop in and get lost.

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